martedì 28 febbraio 2012

Ferite

Sdraiata su un letto di capelli castani
chiude gli occhi per dimenticare il dolore.
Brividi le scuotono il corpo,
il freddo sostituisce il bruciore delle ferite.
Fuori, un bianco riflesso,
surreale e lunare,
un freddo bagliore, misto di silenzio,
paura, pace e solitudine.
Emozioni inattese, e poco comprese,
s'impadroniscono del suo ventre.
Trattiene il respiro,
s'annoda in lei un groviglio di nervi
che come un rampicante s'espande
e la tiene prigioniera.
Ha paura.
Ed ha paura della sua stessa paura,
che la stupisce e turba il suo sonno.
Nei corridoi della memoria corre,
pur restando immobile; qualcuno la trascina,
nell'indifferenza di rumori metallici
e vitrei sguardi di routine.
E' sola, o almeno crede di esserlo.
Allora si augura di addormentarsi
e scivolare in un'altra dimensione,
indolore e senza terrore.
Finalmente una voce calda la raggiunge
e le dice "sono con te".
In fondo, di questo timore non v'è bisogno,
nell'azzurro del cielo,
e nel ventre della terra,
qualcuno pensa per lei.

domenica 19 febbraio 2012

Tu

Desideri essere altrove
Irriconoscibile ai piu',
E a te stesso.
Libero come un gabbiano
Che vola sul mare,
Leggero come una nuvola
Che sfida il sole, sprezzante,
Prima che lui tramonti.
Vuoi attraversare le galassie
E guardarci tutti da lontano,
Fiero di essere in mezzo alle stelle.
Unica compagna, una musica
Che ti racconta storie
Mentre tu chiudi gli occhi
E ti lasci andare a un riposo
Assoluto e tuo soltanto.
Allora la tua materia perde consistenza e ogni molecola
S'appropria del suo spazio onirico, pronta a rarefarsi
Ma nessuna trova la pace anelata
Che gia' custodiva per te un cuore innamorato.

Xeno

Non ci sono rose rosse, solo asfalto mischiato alla pioggia,
sotto la luce biancastra di due occhi stretti e impietosi
che mi guardano indifferenti mentre vado via.
Sul muro proiettano la mia sagoma smunta,
spettro d’angoscia incredula,
che s’allontana a passi svelti
come di chi fugge alla sensazione di un inseguimento.
Ma nessuno segue quella figura ferita,
gli occhi meccanici guardano già altrove
e sembrano di colpo incredibilmente lontani;
la loro luce allo xeno illumina già un’altra strada,
altre intenzioni, nella direzione opposta,
da quella parte della finestra dove ora fa male guardare.

Prati blu

Profondità inesplorate
abissi di ombre e luci
Vertigini sconosciute agli occhi
che il cuore può accogliere.
Altalene oscillano su mondi distanti
che si avvicinano senza toccarsi.
Segnali di speranza in fondo al petto.
Allunga la mano e salterò nel tuo universo. 

Passato

Strascichi pesano come catene
Anelli d'angoscia s'affacciano in superficie,
da dove tu li avevi cacciati;
il timore al timone.
Salvagenti ingannevoli:
intorno al bianco lucente s'avvolge una corda,
rasposo serpente sintetico.
Conquistano spazi,
si dispiegano come vele al vento,
gonfia forma e sostanza.
Cupe schiume di onde che avevi respinto,
non sono lontane, giocano come il gatto col topo
nel cortile della tua anima
Svelte e sinuose s'insinuano sulla pelle;
lei soccombe, senza comando si fa plumbea 
e presto il peso di nuovo t'incatena. 

Penombra

Silenzi e sguardi
che sanno di pioggia.
Nere gemme preziose
sulla tua fronte di perle
s'oscurano su abissi profondi.
Vertigini nel petto
sfumano i miei arcobaleni.
Mostrami il tuo sorriso:
Una bianca luna su
sabbie d'argento
che accarezza le onde
con soffice spuma di luce.
Abbandona gli abissi e
vola con le mie ali di cielo.